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Il CSA presenta in blocco richieste di rimborso per 720 utenze |
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venerdì 19 dicembre 2008 |

Il Presidente del Centro Studi Acitrezza, Giovanni Grasso, assistito dal legale dell’associazione Gianmarco Gulizia, ha presentato al Comune di Acicastello richieste di rimborso del canone di depurazione per ben 720 utenze, su delega dei contribuenti
Nella richiesta si chiede che il Comune di Aci Castello acquisisca dalla società “Acque di Casalotto S.p.A.” la posizione contabile delle utenze, relativa a tutti i pagamenti effettuati sul canone di depurazione in quanto concessionario del servizio idrico e incaricato della riscossione dallo stesso Ente. Inoltre nella nota viene richiesto che la società “Acque di Casalotto S.p.A.” fornisca al Comune di Acicastello, tutti i dati contabili relativi ai pagamenti effettuati sul canone di depurazione. Infine, che venga effettuato il rimborso di tutte le somme pagate dai richiedenti in relazione alle utenze indicate, a titolo di canone di depurazione e della relativa IVA applicata, così come risultanti dalle scritture contabili e dai documenti tenuti dalla società Acque di Casalotto S. p. A. e forniti al Comune di Acicastello, senza ulteriori aggravi procedimentali e di spesa non previsti dalla legge.
La richiesta di rimborso, inviata anche alle Acque di Casalotto e all'ATO Acque Catania, scaturisce dalla mancanza del servizio di depurazione e dalla sentenza n.335/2008 con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato l'incostituzionalità degli art. 14, comma 1 della legge n.36 del 1994 e succ. mod. e int. e 155, comma 1, primo periodo, del D.Lgs 152 del 2006 che prevedevano il pagamento dei canoni di depurazione anche in assenza del servizio e che ha precisato che il pagamento è dovuto solo in presenza dell'effettivo servizio.
A tal proposito il Comune di Acicastello aveva predisposto dei moduli per chiedere il rimborso, con i quali però veniva richiesto di allegare fatture e bollettini di pagamento, oltre alla necessità da parte dei contribuenti di effettuare dei calcoli per definire le somme pagate. Un sistema molto difficoltoso specie perché il canone è stato richiesto da ben 10 anni e non tutti hanno conservato fatture e bollettini di pagamento.
Con la richiesta del CSA l’onere viene passato al Comune visto che la società “Acque di Casalotto S.p.A.” ai sensi dell'art. 2220 del codice civile è obbligata per il periodo di dieci anni alla conservazione delle copie delle fatture, delle lettere e dei telegrammi spediti, nonché per lo stesso periodo, dalla data dell'ultima registrazione, delle scritture contabili e che ai sensi della legge n. 241 del 1990 e successive modifiche anche gli atti dei gestori di pubblici servizi sono soggetti al diritto d'accesso.
Giovanni Grasso e Antonio Guarnera, presidente e vice presidente del CSA hanno precisato: "Siamo all'epilogo di una vicenda paradossale dove i cittadini vedono fogne in mare e costretti a pagare un servizio inesistente da 10 anni. Ora il Comune provveda a rimborsare senza ulteriori indugi e aggravi procedimentali per i contribuenti. In caso contrario il CSA si riserva di adire la competente Autorità Giudiziaria". |